LEE KONITZ

Sassofono

È una delle ultime leggende viventi della musica jazz.
Colosso indiscusso della arte dell'improvvisazione, continua a stupire per la sua straordinaria originalità espressiva che lo portò già alla fine degli anni '40 ad essere considerato uno degli artisti più geniali del suo tempo.
È riconosciuto nel panorama jazz internazionale come uno dei più importanti interpreti solisti al sassofono soprano.
Pochi artisti come Lee Konitz sono in grado di trovare la bellezza in ogni differente situazione musicale.

Nato a Chichago il 13 ottobre 1927, Lee Konitz è il più noto discepolo del pianista Lennie Tristano e l'unico (oltre al bassista Peter Ind) che abbia anche suonato con musicisti estranei alla cerchia cool.
Le lunghe, taglienti, serpentine frasi del suo sax alto si incrociano con quelle del tenorista Warne Marsh nelle storiche incisioni Capitol di Tristano (Crosscurrents), delineando un contrappunto classicamente ordinato, agli antipodi dell'immediatezza espressiva tipica del bop negro.
I critici hanno indicato in Konitz l'unica alternativa a Parker, ma ne hanno poi spesso dedotto ingiusti paragoni in fatto di espressività.
Un timbro quasi classico, con poco vibrato, un senso dello swing sottile ma intenso e una improvvisazione melodica con lunghe linee attente alle implicazioni armoniche sono i segni caratteristici che lo hanno fatto diventare un monumento del "cool Jazz".
In realtà, Konitz non si è mai posto il problema di esprimere il suo ego, aspirando piuttosto all'artigianale anonimato dell'arte pre-rinascimentale: "solo musica", come ama dire.
I primi assoli di Konitz disegnano diagrammi come un sismografo, e oscillano senza alcun riferimento ad andamenti di tensione e distensione: il timbro è puro e netto, il movimento sinuoso.
Si mise in luce negli anni '40 con le orchestre di Jerry Wald e Claude Thornhill, in una breve ma significativa militanza nel nonetto di Miles Davis (formato che gli servirà da modello trent'anni più tardi) e al fianco di Lennie Tristano.
Il suo suono era deliberatamente tenue, ma si vide presto costretto ad accentuarlo per evitare di essere sommerso dal volume dello schieramento di Stan Kenton, col quale nei primi anni '50 raggiunse fama internazionale ("Non era facile suonare l'alto con loro. A ripensarci, conveniva fare il batterista!").
Ha iniziato la carriera di musicista suonando il clarinetto e passando solo successivamente allo strumento che lo contraddistingue, il sassofono soprano.
Con Charlie Parker è considerato colui che ha introdotto lo stile cool nel jazz.
Un album del 1949 (Subconscious Lee), mostra tutte le tipiche caratteristiche della scuola Tristano; Rebecca è un rarefatto deutto con il chitarrista Billy Bauer.
Avendo già militato nell'orchestra di Claude Tornhill (From Bebop to Cool), che eseguiva gli arrangiamenti scritti da Gil Evans, Konitz fu cooptato nel classico nonetto di Miles Davis (Birth of the Cool e Pre-Birth of the Cool); si ascoltano suoi brillanti assoli in diversi brani: Budo, Move, Israel e altri.
Miles e Konitz, che in quel periodo si trovavano a condividere gli stessi orizzonti espressivi incisero ancora assieme (Ezz-thetic); eseguirono tra l'altro due composizioni di George Russell, Ezz-thetic e Odjenar, molto avanzate per l'epoca, e Hi Beck e Yesterdays, che sono invece esecuzioni di grande coerenza e unitarietà.
Per tutta la carriera l'altoista è spesso ritornato sui medesimi temi, scoprendo nelle pieghe delle progressioni armoniche nuove possibilità e nuove sottigliezze.
Nel 1952, Konitz entrò nell'orchestra di Stan Kenton; una scelta singolare per un musicista così introverso.
Con Kenton, Konitz perdette molto dell'eterea leggerezza del timbro, guadagnando in robustezza d'attacco.
La sua collaborazione dell'anno dopo con il baritonista Gerry Mulligan (Revelation) mostra quanto Konitz si fosse trasformato.
Nelle registrazioni dal vivo del 1955 con Lennie Tristano si ascolta un Konitz positivo e robusto, per esempio in All the Things You Are. Il relax domina invece l'album che ricongiunge Konitz e Warne Marsh.
Il nitido dialogo tra i due stimolati da Oscar Pettiford e Kenny Clarke, dà vita a un unico lungo flusso melodico.
Citiamo ancora tra le cose migliori del Konitz anni '50: The Real Konitz, Very Cool e Hi-Fi, il quale ultimo svela un inatteso, ruggente Konitz tenorista. Nel 1961, l'altoista sorprese tutti incidendo in trio con Elvin Jones, un percussionista ben più libero e aggressivo, di quanto non amino di solito i tristaniani (Motion).
Gli orizzonti di Konitz si erano evidentemente allargati, e il trio si produce in brani trascinanti, pieni di emozione.
Negli anni '60 rinacque l'interesse intorno a questo grande originale; con il suo fare esplorativo, Konitz ha toccato anche i territori dell'avanguardia odierna, trovandola per certi aspetti estranea.
Invitation, un duetto col pianista Andrew Hill (Spiral) è animato da una spontanea unità di intenti. Nei dischi a suo nome, Konitz si è cimentato con le più diverse situazioni, dal duo sax/contrabbasso (I Concentrate on You), alla spettacolare serie dei duetti con diversi musicisti (The Lee Konitz Duets), fino all'album solo (Lone-Lee).
Numerose sono anche le incisioni di rilievo con gruppi più convenzionali (Spiritos, Satori, Oleo), in cui Konitz ha usato sempre più spesso il sax soprano.
Ricordiamo in questi ultimi anni la collaborazione con Kenny Wheeler nel disco del trombettista Angel Song; al fianco di Bill Frisell e Dave Holland. Di recente uscita il cd Sound of Surprise assieme a John Abercrombie, Marc Johnson, Joey Baron e Ted Brown, il cd in duo con il pianista italiano Glauco Venier: Ides of March e il cd Some New Stuff in trio con Greg Cohen e Joey Baron: una line-up che non fa altro che testimoniare ancora una volta l'inesauribile freschezza e disponibilità al rinnovamento del musicista americano.
Lee Konitz resta uno dei grandi stilisti del jazz.
Tutte le fasi della sua evoluzione denotano una grande originalità, dall'aereo lirismo degli anni '40 sino alle architetture più complesse e compiute della produzione matura.
Siamo lieti di aver ospitato nel nostro borgo questa figura mitica del jazz mondiale. È stata una serata eccezionale sotto diversi punti di vista: dal lato musicale ha trovato un'affiatamento speciale con Pintori e Mistrangelo ed in particolare con Michele Franzini che sta diventando un'importante presenza nel panorama jazzistico made in Europe; splendido il clima con il pubblico assiepato ed assorto, completamente coinvolto e trasportato dalle sinuosità melodiche del sax di Konitz; grande l'incontro umano con un personaggio che ha apprezzato molto l'ambientazione e l'accoglienza riservatagli e che mi ha incoraggiato a proseguire su questa strada. È forse proprio grazie a mr Konitz che oggi esiste il Castiglione Jazz Festival.